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Articoli taggati ‘evoluzione’

Uno di quei giorni

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Rene Magritte L'Empire des Lumieres, 1954.

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Ci hai mai fatto caso a quei giorni in cui sei tranquilla, quei giorni in cui ti lasci vivere, un giorno tipo “andare dove mi porta il vento”.
Ce l’hai presente?
Bene, proprio uno di quei giorni.
Comodamente seduta sul sedile della tua auto, viaggi in autostrada.
Il clima è ideale, l’atmosfera s’è tinta a festa, il guard-rail, al lato della strada, prosegue nella sua direzione, parlandoti. Percepisci consapevolmente il suono dell’attrito provocato dalle direzioni contrarie.
Sì, qualcosa di particolare è entrato in te.
Sei distratta dalle sensazioni e l’esterno è lontano.
Un attimo di concentrazione.
Hai conosciuto l’espressione del particolare che si è separato dall’unità. Continua a leggere…

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La terza mano

 

 

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Entro nel parcheggio, a pagamento, vista mare. Il piccolo gabbiotto è al centro tra l’entrata e l’uscita.
La tipa all’interno, quasi non si muove. Nei quattro metri quadri ci stanno: un asse che fa da scrivania, e che va da parete a parete, sulla quale c’è un computer, la stampante per lo scontrino, vari aggeggi elettronici di cui non conosco l’utilità, una televisione. Appoggiato alla parete difronte alla scrivania c’è un distributore d’acqua. Nello spazio tra la scrivania e il distributore, c’è la tipa, la stufetta elettrica, due sedie: una per lei e l’altra per l’amico.
Le uniche cosa che riescono a muoversi sono la carta per lo scontrino, quando viene stampata, e le immagini alla televisione. Continua a leggere…

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La non libertà

 

Come il nostro corpo si trasforma, diviene, anche il nostro pensiero si modifica, si corregge, si emenda.
Il corpo già dall’inizio possiede la struttura per vivere, mentre la mente ne è priva.
Inizialmente, la mente, s’appoggia all’unica struttura esistente, la struttura fisica.
La mente è legata al corpo dalla caratteristica indispensabile dell’evoluzione.
Col tempo la mente formerà la struttura per poter essere. Continua a leggere…

E’ accaduto. Accade.

È accaduto.
Un giorno sono stata posta nel segmento della presenza.
Io non ho chiesto nulla, come avrei potuto, ma gli artefici unirono gli elementi, ed eccomi ad assaporare la presenza tra due assenze. Continua a leggere…

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La tribù

Passano silenziose le altre vite, nel fluire di gente in strada, in mostra sociale.
Tutti con lo stesso appuntamento.
Tutti nello stesso luogo.
E le diversità si urtano, insensibili a se stesse.
Comincio a domandarmi se l’urto è un monito. Continua a leggere…

Damocle e la spada

11 novembre 2009 2 commenti

 

La spada di Damocle ondeggia sulle teste.
Il soggetto, dell’unico pensiero delle teste, è “il prezzo più economico, il prezzo più basso”.
Unico atteggiamento mentale che da speranza.
Non si osserva più il valore reale complessivo dell’oggetto, ma, l’oggetto è comprabile se il suo prezzo è il più basso tra gli altri.
Mi domando se si sta comprando l’oggetto o il prezzo.
Come se un prezzo un poco più alto sia indicazione di un programmato inganno. Continua a leggere…

La bilancia

 

 

La percentuale del degrado umano, è elevata.

All’estremo manca l’equilibrio.

La bilancia è in vendita al mercato dell’usato.

 

Uomini

10 novembre 2009 2 commenti

Uomini 1

Un uomo, originario del Senegal, si aggira con la mercanzia sotto braccio.

Ispeziona lo spazio tra le bancarelle.

Attento alle sue spalle, identifica il luogo e la situazione giusta.

Vicino al tornio dell’artigiano, ora, sulla pavimentazione è esposta la mercanzia.

Lui lo sa.

E gode dell’illuminazione del ceramista, e si rilassa alla sua luce.

A turno si controllano la mercanzia quando si allontanano per le esigenze fisiologiche. Continua a leggere…

Unitamente molteplici

 

 

Nelle fiere in Spagna:

Spagnoli da tutta la Spagna, Portoghesi, Argentini, Cileni, Brasiliani, Israeliani, Macedoni, Slavi, Rumeni, Italiani, Russi, Francesi, Marocchini, Egiziani, Pakistani, Indiani, Tedeschi, Senegalesi, Peruviani, Messicani, y mucho mas, tutti insieme a buscarnos la vida.
Tutti emigranti come l’origine dell’ominazione.
Il movimento evolve, la specializzazione estingue.
A dispetto della paura, che provoca “il diverso”, in questo luogo ci alleniamo a fare, della diversità, un mezzo per evolvere, per migliorare, per conoscere.
A me fa bene.
Qualche pecora nera esiste.

 

 

Solitudini

 

Parlare di una città, anche solo di un suo quartiere, non è facile. Bisognerebbe viverlo, a lungo.
Davanti alla bancarella passa una moltitudine di differenze.

La caratteristica sostanziale, di queste differenze, mi sembra legata ad un’unicità, che al momento non so individuare. In un paese piccolo, la gente si conosce tutta, è chiaramente visibile il legame vitale, e le informazioni, se ascolti, ti arrivano in strada, apertamente ed a voce alta.
Ovviamente anche in un paese esiste la solitudine, come è ragionevole che sia, ma è una solitudine primitiva. Mentre nella città la solitudine è emancipata, vive la sua autonomia e determina il suo potere, quindi le differenze appaiono irrelazionate tra loro.
In città è più complicato vivere comunicazioni occasionali.
In un paese è più facile trovarsi a parlare con gli abitanti, è più facile ritrovarsi e fare delle cose insieme.
Nel cittadino è come se ci fosse un muro al di là del quale si manifesta il disorientamento.
Nel paesano è come se ci fosse una fortezza che gli permette di lasciarsi andare; è la fortezza della sua cultura.

 

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