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Joan Mirò Bleu II 4.3.61
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Tra due persone che hanno poco, materialmente, nonostante lavorino, sostentandosi con quello che guadagnano col lavoro.
“Prestami un pennarello nero, va bene la M”.
Non ha detto “va bene anche la M”, che già qualcosa cambia, ha chiesto precisamente la M.
Pensa, sa già precisamente quello che io ho, perché io ho anche la F e la S.
Sa che io ho quello che gli serve.
Antropologicamente devo ammettere che lui è più ovvio di me.
Lui non si distrae, segue il richiamo naturale, l’azione primaria: conoscere l’ambiente.
È una questione di sopravvivenza.
Io prendo nota, e rispondo: “tieni, prendi questi tre pennarelli della M”.
No, non è per gentilezza che gli do i pennarelli, è il mio percorso.
Scrivo i nomi dei bambini su targhette di legno, protette da vernice trasparente. Non sono riuscita a spiegarmi il fatto per cui non posso consumare i pennarelli completamente. A metà utilizzo il pennarello non colora più bene, perciò non posso scrivere il nome seguendo l’eleganza. Non faccio opere d’arte, ma almeno voglio seguire un ordine, uno solo, per tentare di raggiungere e offrire qualcosa che stimoli un senso di bellezza. Continua a leggere…
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Rene Magritte L'Empire des Lumieres, 1954.
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Ci hai mai fatto caso a quei giorni in cui sei tranquilla, quei giorni in cui ti lasci vivere, un giorno tipo “andare dove mi porta il vento”.
Ce l’hai presente?
Bene, proprio uno di quei giorni.
Comodamente seduta sul sedile della tua auto, viaggi in autostrada.
Il clima è ideale, l’atmosfera s’è tinta a festa, il guard-rail, al lato della strada, prosegue nella sua direzione, parlandoti. Percepisci consapevolmente il suono dell’attrito provocato dalle direzioni contrarie.
Sì, qualcosa di particolare è entrato in te.
Sei distratta dalle sensazioni e l’esterno è lontano.
Un attimo di concentrazione.
Hai conosciuto l’espressione del particolare che si è separato dall’unità. Continua a leggere…

Gergo popolare per esprimere una caratteristica comportamentale giovanile. Nel fine settimana, in particolare il sabato notte, un numero considerevole di giovani si riuniscono in un luogo, portando bottiglie di superalcolici e bibite, passando la nottata. Questo avviene in tutta la Spagna.
Sono parecchie le volte che, terminata la giornata lavorativa al mercato e dirigendomi al mio furgone per dormire, trovo el bottellon.
Alcune volte è già li, altre volte arriva dopo.
Questa volta, e in questo momento el bottellon è come un’onda.
Non è proprio vicino a me, è un po’ più in la, ma ogni tanto è come se si spostasse, mi raggiunge.
È un incontro momentaneo. Sento una parte del botellon arrivare, stanzia un po’, poi ritorna là, dov’era prima.
Mentre, sul piano vocale, mi raggiunge in continuazione, perché si sente. Parlano ad alta voce.
In questo momento, tra i vari rumori, sento alcuni ragazzi intonare canzoni, sullo stile di quelle che si cantano allo stadio, inneggiando chissà cosa, chissà chi.
Figuriamoci. Continua a leggere…
Ci sono delle cose che vedo, ma non sono in grado di raccontare.
Mi mancano le parole, precisamente non conosco le giuste parole.
L’ignoranza limita la comunicazione.
