
Ibn Abiamir, più noto come Al-Manzor, nato in Algeciras nel 940.
Fù primo Ministro del Califfato di Cordoba.
Morto per un attacco di gota nell’anno 1002, è sotterrato a Medinaceli.
Sulla sua tomba è scritto l’epitaffio:
“Non ci sarà mai più chi difenderà la terra di Andalucia, come lui ha fatto”
Nonostante quel che si dice della delinquenza in Algeciras, nonostante chi dice che è una città pericolosa, nonostante i traffici provenienti dal porto, nonostante il racket e altro, nonostante tutto ciò che esiste in molte altre città portuali e non, del mondo, ho passato quattro giorni tranquilli. Alla sera, finita la giornata lavorativa, mi avviavo al porto dove il furgone era parcheggiato, per dormirci dentro. Nessuno mi ha importunata nè per strada, che percorrevo di notte, nè durante la notte.
Nonostante la dimenticanza nei riguardi della sua Storia, che a conoscerla ci aiuterebbe ad ammirare Algeciras (e qualsiasi altro luogo) con occhi attenti per una critica razionale, dovremmo ricordare perché abbiamo scelto d’essere lì. Continua a leggere…

Come il nostro corpo si trasforma, diviene, anche il nostro pensiero si modifica, si corregge, si emenda.
Il corpo già dall’inizio possiede la struttura per vivere, mentre la mente ne è priva.
Inizialmente, la mente, s’appoggia all’unica struttura esistente, la struttura fisica.
La mente è legata al corpo dalla caratteristica indispensabile dell’evoluzione.
Col tempo la mente formerà la struttura per poter essere. Continua a leggere…

La spada di Damocle ondeggia sulle teste.
Il soggetto, dell’unico pensiero delle teste, è “il prezzo più economico, il prezzo più basso”.
Unico atteggiamento mentale che da speranza.
Non si osserva più il valore reale complessivo dell’oggetto, ma, l’oggetto è comprabile se il suo prezzo è il più basso tra gli altri.
Mi domando se si sta comprando l’oggetto o il prezzo.
Come se un prezzo un poco più alto sia indicazione di un programmato inganno. Continua a leggere…
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Etichette: caratteristica, coerenza, comportamento, consolazione, cultura, degrado, evoluzione, lavoro, morale, società, strada
La percentuale del degrado umano, è elevata.
All’estremo manca l’equilibrio.
La bilancia è in vendita al mercato dell’usato.

Uomini 1
Un uomo, originario del Senegal, si aggira con la mercanzia sotto braccio.
Ispeziona lo spazio tra le bancarelle.
Attento alle sue spalle, identifica il luogo e la situazione giusta.
Vicino al tornio dell’artigiano, ora, sulla pavimentazione è esposta la mercanzia.
Lui lo sa.
E gode dell’illuminazione del ceramista, e si rilassa alla sua luce.
A turno si controllano la mercanzia quando si allontanano per le esigenze fisiologiche. Continua a leggere…
Categories: Frammenti
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Normalmente le fiere durano dai 3 ai 5 giorni, ed alcune volte si trovano in luoghi che distano, dalle proprie case, 300-600-1000 km. I figli che non possono essere “protetti” da altri, vengono ai mercati. Solitamente hanno età prescolare.
Questa volta nella bancarella vicino alla mia, c’è un padre che, invece, ha un figlio in età scolare e vive nella città dove ci troviamo per lavorare, quindi non perde l’occasione di portarlo con sé. Un padre giovane che tenta d’essere, al contempo, protettivo e severo. Ma quando non vede il figlio, anche in lontananza, inizia ad agitarsi, e non c’è soldo che lo trattiene, va a cercarlo; è un bambino ubbidiente, ma è sempre un bambino.
Quando lo trova non lo sgrida, inizia a ragionare con lui e gli dice la cosa come sta, chiarissima, senza nascondergli nessuna debolezza ma anche nessuna forza. Il bambino lo ascolta, lo comprende, però è solo un bambino.
La cosa cambia quando entrambi sono vicini dietro la bancarella. Il bambino già sa che quando c’è gente davanti alla bancarella, non si parla, si lavora.
Il bambino tace.
Non c’è gente, il padre inizia a parlare e il bambino parla con il padre; la comunicazione si interrompe quando il figlio si rende conto che c’è gente davanti alla bancarella.
Che bel bambino! In questo momento sta vivendo un’esperienza con un’aquila addestrata. Continua a leggere…

Nelle fiere in Spagna:
Spagnoli da tutta la Spagna, Portoghesi, Argentini, Cileni, Brasiliani, Israeliani, Macedoni, Slavi, Rumeni, Italiani, Russi, Francesi, Marocchini, Egiziani, Pakistani, Indiani, Tedeschi, Senegalesi, Peruviani, Messicani, y mucho mas, tutti insieme a buscarnos la vida.
Tutti emigranti come l’origine dell’ominazione.
Il movimento evolve, la specializzazione estingue.
A dispetto della paura, che provoca “il diverso”, in questo luogo ci alleniamo a fare, della diversità, un mezzo per evolvere, per migliorare, per conoscere.
A me fa bene.
Qualche pecora nera esiste.


Parlare di una città, anche solo di un suo quartiere, non è facile. Bisognerebbe viverlo, a lungo.
Davanti alla bancarella passa una moltitudine di differenze.
La caratteristica sostanziale, di queste differenze, mi sembra legata ad un’unicità, che al momento non so individuare. In un paese piccolo, la gente si conosce tutta, è chiaramente visibile il legame vitale, e le informazioni, se ascolti, ti arrivano in strada, apertamente ed a voce alta.
Ovviamente anche in un paese esiste la solitudine, come è ragionevole che sia, ma è una solitudine primitiva. Mentre nella città la solitudine è emancipata, vive la sua autonomia e determina il suo potere, quindi le differenze appaiono irrelazionate tra loro.
In città è più complicato vivere comunicazioni occasionali.
In un paese è più facile trovarsi a parlare con gli abitanti, è più facile ritrovarsi e fare delle cose insieme.
Nel cittadino è come se ci fosse un muro al di là del quale si manifesta il disorientamento.
Nel paesano è come se ci fosse una fortezza che gli permette di lasciarsi andare; è la fortezza della sua cultura.
