Meglio ricordare che dimenticare. In ricordo della Shoah e degli oppositori.
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Oggi lo sappiamo tutti.
Oggi, l’umanità sa della falla nel comportamento umano.
Una caratteristica comportamentale che non è solo europea: la si trova nel resto del mondo.
Tutti lo sappiamo.
Sappiamo che nel ventesimo secolo l’umanità ha raggiunto i massimi storici dell’anti-rispetto.
Un cortocircuito che non è casuale.
Un processo che ha logorato e deviato la qualità dell’evoluzione culturale.
Un processo cui la massa ha partecipato.
L’enorme massa che nelle piazze inneggiava ai leader sostenendo i contenuti dei discorsi.
Una massa composta da persone, da soggetti sociali, padri madri figli impiegati colleghi …
Società composte da norme tendenti allo sviluppo delle relazioni, basate sul rispetto degli individui, sulla giustizia sociale, sull’eguaglianza. Gente così detta normale, che ha incominciato ha cambiare la caratteristica comportamentale dimenticando le qualità del vivere civile, passando indifferente davanti al maltrattamento, alle privazioni, alla morte di altri esseri umani, convinti che questi fossero sub-umani. Una ondata di malessere che rapidamente ha travolto un numero consistente di gente;
dal vicino di casa che alzava il ricevitore del telefono o imbucava una lettera, per segnalare che il dirimpettaio era un sub-umano, dopo aver vissuto anni da buoni vicini;
da persone che con cupidigia si sono appropriate delle cose e degli immobili di quei sub-umani, gli stessi che vedevano spingere per le scale a famiglie intere, scaraventate su camion o a piedi, numerosi, senza domandarsi dove li avrebbero portati;
da quella parte di popolazione che si è sentita superiore all’altra parte di popolazione che veniva segregata nei ghetti;
dalla stessa parte di popolazione che, seduta al bar degustava una bibita o addentava un panino con würstel e crauti, che comodamente guardava quella fiumana di miserabili che percorreva a fatica le strette passerelle, che portavano ad un altrettanto miserabile luogo: il ghetto;
dagli industriali che nelle loro fabbriche hanno approfittato dei miserabili, quale forza lavoro a bassissimo costo, che venivano offerti dal potere: un sogno realizzato per quegli industriali;
dai costruttori, dagli installatori dei forni crematori; non ho parole per questi individui che sicuramente sapevano e che, vista la loro professionalità in materia, non necessitavano certo di immaginazione per comprendere quanto fosse grave partecipare;
dai produttori dello Zyklon B, dall’SS che metteva la scatola di acido cianidrico in funzione; da quelli che guardavano dallo spioncino i “sub-umani” che morivano asfissiati;
da ogni SS che tra atrocità e orrori ha eseguito gli ordini;
da ogni superiore, nella lunga scala che portava fino al leader, che ha impartito gli ordini;
dai militari, giovani o padri di famiglia, che hanno ammassato tutta quella gente: uomini, donne, bambini, vecchi, malati, in quel modo orrendo dentro i vagoni merce. Non era il nemico armato, era una umanità spaventata e inerme;
dal macchinista del treno che a fine servizio tornato a casa guardava negli occhi i propri figli e si coricava nel letto affianco alla moglie;
dal burocrate che stilava quelle liste interminabili;
I treni, con quel carico dal destino certo, passavano sulla rete ferroviaria ordinaria, erano treni visti da chiunque, si fermavano in stazioni, non erano nascosti. Cosa pensavano le persone che udivano i lamenti all’interno dei carri merce? Si domandavano dove venissero trasportati? Non pareva una cosa strana che degli esseri umani, così ammassati così emaciati, fossero trasportati su carri merce?
I campi di concentramento, i campi di sterminio erano ubicati in prossimità di zone abitate, in mezzo a campi coltivati. La gente libera di quei luoghi come spiegava il perdurare delle colonne di fumo, l’odore della carne bruciata?. Come spiegavano la continua necessità di disperdere tanta e tale quantità di cenere?
I “corpi speciali” delle polizie locali al servizio delle SS operavano eseguendo gli ordini o di propria iniziativa. Il loro compito era quello di rastrellare i “nemici del popolo superiore”, quei nemici già decimati e denutriti dalla permanenza nei ghetti, che dovevano essere “riassegnati” (neo eufemismo usato per indicare che venivano uccisi in funzione della “soluzione finale”). I rastrellamenti avvenivano nelle piazze centrali; i volenterosi massacravano a bastonate chi gli capitava, mentre i concittadini liberi assistevano alla barbarie.
Quei corpi speciali costituiti dai collaboratori di varie nazionalità che hanno contribuito, con la loro partecipazione, a realizzare gli obbiettivi degli invasori.
Quella massa che sapeva perché vedeva.
Quella massa che ha lasciato che altra gente fosse scacciata dalle case, fosse vessata, che morisse per le strade fino a sparire del tutto.
La massa che ha girato le spalle, che ha alzato le spalle, che si è fatta cieca nei sensi e nella ragione.
L’indifferenza per nascondere che è meglio a te che a me, meglio che stai scomodo tu che io, meglio che hai paura tu che io, meglio che soffri tu che io, meglio che muori tu che io, ponendo un macigno sulla propria dignità, sulla responsabilità d’essere un soggetto pensante, di essere un uomo.
La massa, insieme di soggetti e di uomini, ognuno con il suo macigno.
Un insieme di macigni, un enorme peso.
Una massa schiacciata dall’individualità.
La massa che vive contro se stessa.
Individui che vivono contro se stessi.
La stessa massa che ancora oggi, nonostante tutto, continua a nascondersi dietro a un dito.
La massa, nonostante la nostra epoca, che preferisce vivere ignorante. È più comodo credere di non sentirsi responsabile delle azioni fatte, negando anche l’evidenza.
La massa, per cui la responsabilità è sempre degli altri che condizionano, che raggirano, che ingannano.
La massa, come un oceano, fluisce nelle piazze, oggi come ieri, per acclamare il leader.
La massa che ha paura e poi si comporta come carne da macello.
La massa che muore credendo che morire per un’ideologia sia nobile, senza comprendere che l’ideologia nasconde sotto i propri ideali gli interessi particolari di un gruppo, la stessa massa che, a testa bassa, lascia gli vengono tolti i diritti raggiunti nel processo storico, convinti che chi dice NO semini la paura nella vita quotidiana.
La massa che si convince che sia meglio essere in pochi a mangiare la torta, e che per raggiungere l’obbiettivo supera se stessa, che condivide false ideologie sulla razza, sull’inferiorità di alcuni individui, sulla superiorità della propria cultura, sulla correttezza dei propri obbiettivi, sul dio di turno che parteggerebbe per quegli stessi obbiettivi, su ….
La massa che crede di comprende la furbizia, l’inganno, il raggiro, e alla fine della giornata lavorativa sprofonda nelle poltrone davanti al televisore, offrendo ingenuamente la mente il corpo e la vita intera negli artigli di una contaminazione mentale che è stata pensata, progettata, elaborata e praticata per rendere quella stessa massa innocua e ignorante, condizioni essenziali per quel gruppo al quale la massa ha regalato sangue e dignità.
Abituati senza responsabilità, immersi nella superficialità, accerchiati dall’indifferenza, comodamente si obbedisce a ciò che dicono essere giusto, dimenticandoci di riflettere.
Disabituati al rispetto per se stessi, si smette di pensare.
L’attività più importante dell’uomo: pensare; pensare che si è singolarmente degli individui e che la parola individuo e valida per tutti gli esseri viventi; per la particolarità soggettiva si esige rispetto: atteggiamento che esprime la consapevolezza che anche gli altri sono soggettività particolari quindi da rispettare necessariamente. Un comportamento cosciente per una specie che dalle origini, ha optato di vivere in società per salvaguardare l’individuo e la continuità della specie, opportunità che ha permesso l’evoluzione e la cultura, con scambi, incroci, testimonianze.
Quindi contraddittoria è l’indifferenza verso gli altri individui, una contraddizione che marcia contro noi stessi.
Noi che costituiamo la massa degli individui liberi, abbiamo la possibilità di fermarci, di raccoglierci e pensare.
Pensare che la Libertà non è in vendita, non si compra, non segue la moda, non corre, non si confonde nel progresso, non si pesa per quanti oggetti abbiamo. La Libertà è sostanza di vita e come tale va pensata, progettata, elaborata, praticata e trasmessa culturalmente in ogni istanza sociale.
Gente così è esistita e continua, per fortuna, ad esistere. Gente che rispettando se stessa rispetta l’umanità, e grazie a questi esempi di vita possiamo ancora chiamarci Uomini.
Diversamente già conosciamo le condizioni di base che permettono ad uomini esaltati di arrivare al potere, eletti da masse, permettendo così la distruzione della logica e della razionalità.
Segnalo questi libri:
Annette Wieviorka. L’Era Del Testimone buona lettura
Storia della nostra epoca. La storia viene scritta dai vincitori. Tutto ciò che sappiamo dei popoli assassinati è ciò che i loro assassini hanno voluto far sapere. Se i nostri assassini vinceranno, se saranno loro a scrivere la storia di questa guerra, allora il nostro sterminio sarà presentato come una delle più belle pagine della storia mondiale, e le future generazioni renderanno omaggio al coraggio di questi crociati. Ogni loro parola sarà una parola di Vangelo. Essi possono anche decidere di cancellarci dalla memoria del mondo, come se non fossimo mai esistiti, come se non ci fossero mai stati un ebraismo polacco, il ghetto di Varsavia, Majda-nek”.
George L. Mosse il razzismo in europa dalle origine all’olocausto buona lettura
Qualunque libro che si occupi dell’esperienza razzista vissuta dall’Europa deve cominciare dalla fine e non dal principio: sei milioni di ebrei uccisi dagli eredi della civiltà europea, da una burocrazia che finì col passare da un’efficiente gestione dello stato a un altrettanto efficiente e impersonale sterminio degli ebrei. Come è potuto succedere ciò? La storia del razzismo è essenziale per rispondere a questa domanda, che sembra porsi al centro più che ai margini della storia europea del ventesimo secolo. Furono, sì, i nazisti a commettere il crimine, ma ovunque uomini e donne credettero nella distinzione tra le razze, bianca, gialla o nera, ariana o ebraica che fossero. In una certa misura, inglesi, francesi, polacchi, così come tedeschi o ungheresi, hanno usato inavvertitamente la parola «razza» nella loro vita quotidiana. E ciò accade anche oggi, malgrado l’olocausto, benché siano i neri anziché gli ebrei a trovarsi in questo momento al gradino più basso della scala razziale. Nel corso della storia, gli ebrei e i neri hanno sempre svolto il ruolo dell’«estraneo», del malvagio che minaccia la tribù. E’ da chiedersi se ai sei milioni di ebrei non si sarebbero potuti aggiungere altrettanti neri se essi si fossero trovati a vivere tra i popoli dell’Europa. Ma furono gli ebrei le vittime principali dell’esperienza europea della razza, ed essi dovevano essere sterminati radicalmente.
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Mark Roseman. Il Protocollo Del Wannsee buona lettura
«Martedì 20 gennaio 1942, in una mattinata nevosa, quindici funzionari di alto rango si riunirono nella villa del Servizio di sicurezza del Reich sulle sponde del più grande dei due laghi del Wannsee.» E questa la scena che appare agli occhi del lettore quando Mark Roseman alza il sipario sull’episodio che segnò l’inizio di una delle più disumane stagioni della storia europea. Quando sedette sul banco degli accusati a Gerusalemme, molti anni dopo, uno dei partecipanti, Adolf Eichmann, disse che «andò tutto molto bene, vi fu molta cortesia, molta gentilezza. Tutto carino e distinto, senza troppe chiacchiere e non durò a lungo, i camerieri servirono cognac e così terminò». Secondo le migliori tradizioni della burocrazia tedesca fu redatto un «protokoll», ovvero un processo verbale in cui vennero diligentemente riassunte le opinioni dei singoli funzionari e le conclusioni operative. Il documento fu classificato «Geheime Reichssache», materiale segreto del Reich, e ne furono riprodotte trenta copie numerate. Una di esse, la sedicesima, finì in un faldone del ministero degli Esteri tedesco e venne rinvenuta a Norimberga dai procuratori americani che stavano preparando l’arringa dell’accusa contro i maggiori esponenti del regime nazista. Fu chiaro, sin da una prima lettura, che quella riunione era stata convocata per programmare la «soluzione finale» della questione ebraica e che il protocollo documentava al di là di ogni dubbio la strategia genocida dell’antisemitismo nazista.
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