Nello stesso tempo
spazio
spazio
Una voce dal profondo.
Un richiamo. Disturbo continuo.
L’insistenza del profondo.
Il percorso in salita, l’avvicinarsi della voce, come se parlasse all’orecchio.
Invade corpo e mente, vuole attenzione.
Il corpo resta abbandonato sul materasso, senza volontà, insoddisfatto, sfasciato.
La mente in dormiveglia lotta con l’intrusa.
La voce è determinata, attiva, ha già attraversato lo spazio dell’incoscienza ed ora rimbomba nella coscienza.
Confusa, la mente si aggrappa alla voce, unendosi alla coscienza.
Consapevolezza d’esserci.
Ricordo dell’ambiente esterno.
Tranquillità mentale.
Il corpo, sordo, non attiva i sensi.
La voce continua a ritmare la frase sovrapponendo all’espressione la stessa voce, la quale nelle pause, ripete “svegliati, svegliati … scrivila, scrivila”.
La mente attiva, nell’involucro abbandonato, pensa.
Gli occhi chiusi, il pensiero spazia, all’interno e all’esterno, senza limiti.
Chi è che parla? Che cosa vuole? Da dove arriva? Quando si è formata? Perché questa frase adesso?
La memoria non riconosce la voce, non ricorda d’averla incontrata.
Il pensiero indaga.
Se fosse la voce dell’incoscienza, sarebbe la mia voce. Questa incoscienza è mia. Non ho pensato alla mia voce, non ho registrato il timbro. Se fosse la mia voce incosciente, che cosa vorrebbe dirmi con questa frase?
Apparentemente la frase sembra bella, accarezza i sentimenti, affascina, attrae e distrae, trasporta, designa spazi inesistenti, travolge e confonde.
La mente non può essere se è confusa, travolta, trasportata, distratta, attratta.
Il pensiero toglie l’inesistente vestito.
Coscientemente la parola incantare non è tra quelle che uso. Rifiuto l’insieme di azioni che la parola designa, e le conseguenze che ne derivano.
Non capisco l’urgenza di rivelare questa condizione.
La parola è così pesante che distrugge la fantasia, l’immaginazione, il sogno. Lo stato di incantamento li annulla. L’incantato è preso, costretto fuori dalle capacità intellettive come la fantasia e l’immaginazione. L’incantato non sogna: è l’incantatore che sogna per lui.
Cosa c’è nel mio profondo, nel luogo dell’incoscienza e della voce incosciente?
Come si è formata questa divergenza?
Che contrasto!
Dove sta la contraddizione?
Perché me ne rendo conto adesso?
Il corpo distrae la mente. Il piacere del calore sotto le coperte arriva al cervello.
Con occhi ancora chiusi mi rifiuto di abbandonare il piacere. Con il corpo caldo rimando a domani il ricordare e la continuità del pensiero.
Mi abbandono a un nuovo sonno.
“Svegliati e scrivi”, continua la voce.
“Sì … sì, me la ricordo”.
“Svegliati e scrivila, che poi la dimentichi”.
“Non la dimentico, ascolta -incantata dalla fantasia dell’immaginazione, sognando guardo il racconto – giusto?”
“Non è per me, è per te, svegliati e scrivila”.
Smetto di ascoltare l’insistenza della voce e le parole.
Con gli occhi chiusi mi concentro … nel sonno.
Lì lì per varcare la soglia, all’improvviso dalla superficie arriva chiara la domanda: “… e se la dimentico?”
Mi alzo, esco dalle coperte.
Così svestita, scendo nello studio e cerco qualcosa per scrivere.
Non so perché lo faccio.
Salgo le scale con penna, foglietto e brividi di freddo, ripetendo la frase.
Scrivo e rientro tra le coperte.
Il caldo mi accoglie.
Tranquilla, penso alla frase.
Potrebbe, comunque, uscirne un racconto
Quell’incantata … una provocazione eccessiva per un’energica sollecitazione.
Domani, domani. Domani ci penserò.
Sotto le coperte un braccio si allunga e la sua mano mi accarezza.
Seguo il movimento, sento.
“Buon giorno”
“Buon giorno” rispondo con un filo di voce.
Dimentico la frase e non me ne accorgo.
Poi incontro il foglietto.
spazio
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