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Il lago dentro

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Piero Donatini

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Sai.
“Sì, tu, lo so che sai”
Sai dell’istante di tempo in cui vive, forte, il bisogno di piangere.
Magone profondo che già dimora.
Profondo da trasformare il volto, riducendo il sorriso a un tentativo.
Sento.
Curativo sarebbe piangere nelle braccia di uno sconosciuto, per limitare questo stato emotivo.
Lo sguardo, acuto, ispeziona la folla. Entità numerica. Variabile.
Il primo desiderio complica il fare.
Il piacere offerto dalla distrazione è in noi, nonostante il magone.
La complicazione è l’arte che ci fa vivere.
Arte che possediamo e pratichiamo. Tutti.
Inizia la selezione degli artisti.
Nell’attesa le lacrime si accumulano. Il fiume è consistente, forte, come le sue acque che precipitano.
“Mannaggia alla varietà”!
Quanta varietà nell’arte del complicare.
In quale varietà si nasconde lo sconosciuto?
E la cultura?
Quanta varietà culturale.
Differenze che distinguono la potenza dell’unicità.
Qualsiasi variabile umana dovrebbe essere rispettata.
In realtà alcune variabili si possono solo disprezzare.
In discussione, sono le differenze interne alla varietà culturale, quelle che, nell’accezione negativa, globalizzano le diverse culture.
Ci sono differenze affermate da alcune varietà per le quali è indispensabile una volontà di superamento, fino all’estinzione artificiale di questi individui.
Passo oltre.
Altre varietà hanno acceso una luce nell’oscurità.
Nella penombra vagano.
La relazione tra sensibilità e intelligenza è offuscata dall’incoscienza.
Quello che appare è l’eccitazione casuale dei sensi.
È il richiamo dell’ordine, l’urlo dell’intelligenza, perchè nonostante l’incoscienza l’intelligenza sussiste.
Mi sembra di non avere tempo.
Mi convinco che non ho tempo da perdere.
Passo oltre.
Oltre, dove il paesaggio è complesso. Dove risiedono i furbi.
A differenza degli sgamati della variante precedente, che ha scoperto l’alterità ma non sa come usarla, i furbi sono esperti nella scelta.
Programmano e organizzano l’individualismo.
Sono così abili che hanno trasformato l’evoluzione in involuzione.
Consapevoli di se stessi, intelligenti al tal punto che l’involuzione parte già dagli elementi di base dell’umanità: eliminazione della socializzazione, della partecipazione e dello scambio.
La fame della furbizia intacca la struttura sociale, fino a divorarla.
Ma la furbizia è incosciente di una situazione. Distrutta la struttura della socializzazione si passa all’auto-cannibalismo.
Si, tu, lo so, sai che non vorresti dare il pianto a questa specie.
Passo oltre.
Oltre dove ci sono poeti, narratori, scrittori, comici, attori, pittori, musicisti, faccendieri, indovini; dove ci sono gli indecisi, quelli che sono nascosti, quelli che sanno come vanno le cose, quelli che si rallegrano dello stato orizzontale altrui; gli ignavi, i spaventati, i delicati, i prestigiatori, i sottomessi, i sommersi, i fuorilegge, i coraggiosi, i falsi; chi padroneggia, chi protesta.
Qui, dove le varianti ci sono tutte, latenti e pulsanti, sono arrivata.
Non posso passare oltre.
Fin qui non ho trovato lo sconosciuto.
L’unica sconosciuta che conosco, sono io.
Piango.
La realtà si impone alla conoscenza.
Cambia l’ambiente
Il desiderio si trasforma in curiosità.
E se non avessi guardato bene?
Ecco, la distrazione.
Ci riprovo, alleggerita dal pianto.

Sensi o ragione?

Non piango più.
Sono distratta dalla stessa sostanza ma con forma differente.
Desiderare di toccare un vaso di ceramica richiamati dalla sua forma è inevitabile.
Si deve farlo.
Il richiamo chiede sempre qualcosa in cambio.
Vero.
Scambio, partecipazione: qualità dell’origine.
Comunicare.
Si, sicuro, un buon livello per continuare.
Scambio, partecipazione, comunicazione, naturalmente un altro livello.
Mi impegno.
Il lago che ho dentro già è parte del paesaggio.
Qui, serve energia.

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