Incontri
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Il ricordo dell’insalata tropicale, consumata ieri in un locale con il menù fisso a sette euro e cinquanta, aumenta il languore allo stomaco.
Arancia, melone, ananas, insalata verde, pomodoro maturo, cipolla, mais e salsa rosa, provocano la salivazione e il piacere.
Sensazione di benessere.
Ma sì, perché non replicare l’armonia dell’equilibrio …
La stretta strada che porta al locale è all’ombra.
Il locale è chiuso.
Zona turistica, agosto e il locale, comunque, chiude alla domenica.
Il fatto non mi spiace.
Non mangerò l’insalata appetitosa ma questa differenza è ossigeno.
Più in là un piccolo locale è aperto.
Perché andiamo in vacanza?
Cerco un luogo fresco per mangiare il mezzo pollo arrosto e la porzione di patate fritte che ho nel sacchetto.
Conclusione: sei euro e settantacinque di golosità, alla faccia della bontà e dell’appetitoso, alla faccia del senso di benessere.
Con che rapidità si passa dall’idea d’equilibrio a un comportamento disarmonico.
Sotto a un grande portico che collega una piazzetta a una piazza più grande, trovo il fresco.
Su un’unica panchina è seduto, in posizione centrale, un uomo che legge con attenzione un libro.
È così concentrato che sinceramente mi passa l’intenzione di sedermi all’estremità della panca. Non ho voglia di disturbarlo con i rumori del pranzo.
Di fronte, dall’altro lato del portico, tre gradini stanno sotto a una porta. In alto un cartello fissato al muro, dichiara ciò che sta dietro la porta chiusa: “Ufficio stranieri”.
Luogo giusto per pranzare.
Mi siedo sul primo gradino con le spalle appoggiate al legno della porta. Sorseggio dalla lattina di birra e guardo l’uomo che legge. È rimasto nella stessa posizione, continua ad apparire concentrato.
Incomincio a mangiare mentre l’uomo continua a leggere.
Finisco il pollo e l’uomo prosegue a leggere.
Passo alle patate fritte e l’uomo sembra non essersi mosso dalla posizione di lettura.
Finisco di mangiare, mi pulisco le dita con il sacchetto di carta che conteneva il pollo, e l’uomo e sempre lì concentrato, apparentemente immobile, legge.
Fumo la sigaretta e guardo.
Perché lasciamo le nostre case e andiamo in luoghi lontani per la vacanza?
Dal lato del lettore arriva un gruppo di sei turisti rumorosi e vocianti.
Penso di origine sud-americana, non saprei dire di quale paese.
Due a destra e due a sinistra del lettore, si siedono i turisti; gli altri due restano in piedi davanti al gruppo.
Non so se si accorgono dell’esistenza del lettore, so solo che continuano a parlare spostando le teste per potersi vedere, allungando le braccia dietro e davanti la testa del lettore per passarsi cibo e bevande.
Blaterano di una partita di calcio, rumoreggiamo masticando il cibo, ridono.
Il lettore muove dall’apparente immobilità, chiude il libro, si alza e con espressione sconcertata, nauseata guarda per un attimo la volgarità, poi se ne va.
Non so se sia giusto che il lettore resti solo a occupare quella panchina, so solo che anche lui esiste.
Seduta sui gradini, pranzando e fumando, sono stata in sua compagnia, silenziosa, tranquilla, rilassante, che ha stimolato i pensieri. Compagnia che ha dato senso al riposo.
Una coppia di fidanzatini si siede al centro della panchina. Lei piange, lui la consola. Si baciano, si abbracciano, poi l’attimo passa sopraggiunto da un altro.
Cosa pensiamo in vacanza?
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