Distanze pesi volumi
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Vasilij Vasil’evič Kandinskij
Cercle jaune
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A volte è così incessante la bruttezza umana.
A volte è così persistente che appare preponderante.
È così preponderante che tutto è niente.
A volte, la bruttezza, è così divulgata da frastornarmi.
Frastornata dalla bruttezza osservo.
La volgarità dei movimenti,
il deprimente gusto nel vestire,
inconcludenti frasi che non formano un discorso,
l’immoralità sotto braccio alla squallidezza,
l’arroganza nasconde la paura.
Massificati e orgogliosi.
L’orgoglio di chi immagina di possedere, desiderio di possedere.
A mani vuote ci si incammina per le strade per non sentirsi i soli.
La paura, la disperazione, il timore, il dubbio, coperti e soffocati da inutili esistenze.
Mostruosi volti svelano ciò che è nascosto.
Chiudo gli occhi e mi ritiro.
Cerco.
La bellezza, coperta dal male-essere, si sbarazza del peso e risale.
È poco praticata spesso dimenticata,
ma questo poco basta a farmi riaprire gli occhi.
La potenzialità che è in lei mi rimanda alle origini delle opportunità.
Sorrido ironicamente.
Possibilità non percorse dal passo umano.
Inevitabile il peso d’essere specie sociale.
Inevitabile il peso d’essere parte di questa specie.
Amarezza.
L’amarezza già adulta, invecchia.
La bellezza, incurante e decisa,
vive con dignità la solitudine di chi è determinato a sopravvivere,
nell’ambiente dei già estinti.
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