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Uno di quei giorni

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Rene Magritte L'Empire des Lumieres, 1954.

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Ci hai mai fatto caso a quei giorni in cui sei tranquilla, quei giorni in cui ti lasci vivere, un giorno tipo “andare dove mi porta il vento”.
Ce l’hai presente?
Bene, proprio uno di quei giorni.
Comodamente seduta sul sedile della tua auto, viaggi in autostrada.
Il clima è ideale, l’atmosfera s’è tinta a festa, il guard-rail, al lato della strada, prosegue nella sua direzione, parlandoti. Percepisci consapevolmente il suono dell’attrito provocato dalle direzioni contrarie.
Sì, qualcosa di particolare è entrato in te.
Sei distratta dalle sensazioni e l’esterno è lontano.
Un attimo di concentrazione.
Hai conosciuto l’espressione del particolare che si è separato dall’unità.
Hai percepito qualcosa che riguarda il concetto.
Hai conosciuto l’amore.
L’amore, una grande forza imparziale, che non promette niente, che contiene dolore e piacere in eguale misura. E lo sai che tutto è nella valutazione della misura.
Comunque ora è dentro te. Lì, al tuo fianco. Il particolare che ti attrae.
Sei distratta, ti rendi conto che non puoi lasciarti prendere.
Allora rallenti.
Settanta all’ora sono adeguati, su questa strada, per concentrarti sul particolare. Senza intralciare l’andare degli altri.
Procedi sulla destra, lasci libere le altre corsie. Gli altri possono proseguire la loro vita.
Poi immagini che anche gli altri vivano, segretamente, il loro particolare.
Quando il particolare si separa dall’unità non è più possibile impedire che si manifesti. Non è più possibile ignorare.
E questo lo sai.
Il particolare si presenta come alternativa al conosciuto. È la voce che parla d’altro.
Cosa ne fai, di quello che ascolti, è tuo, ed è altro dal particolare.
Pensi agli altri liberamente. Accorgendotene.
Loro, gli altri, comprendono la tua attenzione, e una sensazione di gentilezza li pervade.
Ti sorpassano soddisfatti di averti incontrata.

Piove. Te ne accorgi improvvisamente, e l’atmosfera si è tinta di grigio.
Come hai fatto a non vedere che è bigio, che la temperatura è intorno allo zero, che i colori luminosi hanno dovuto cedere all’ordine dei grigi.

È l’incontro con la diversità, con la particolarità.
É l’incontro che ti scuote. Gli rivolgi l’attenzione, e tutto quello che ne segue è tuo.
È l’evoluzione, caratteristica che unisce tutti gli esseri viventi.

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