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Fu con l’apprendere un tipo di comunicazione basata su gesti e segnali, costituita da suoni semplici, che Homo habilis ha potuto affrontare lo spazio ed esserci nel tempo.
La comunicazione dell’esperienza individuale e collettiva ha dato vita alla memoria sociale. Con la memoria sociale ci siamo protetti, evoluti… Questa memoria si è complessificata col passare del tempo, al punto che, forse, non si può più raccontare, forse si è così dispersa che ne abbiamo perso il filo.

Ci si incontra, si trascorrono parecchie ore insieme ad individui che restano comunque sconosciuti, trincerati dietro barriere che rendono sterili le ragioni d’essere della memoria sociale, ragioni che risiedono nel senso della comunicazione, attraverso il dialogo e la continuità del linguaggio.

Nella quotidianità viviamo almeno due ambiti: la vita privata e la vita sociale.
Alla sfera sociale appartiene il lavoro, che occupa il maggior spazio della nostra esistenza. In questo spazio, la memoria individuale e la memoria sociale convivono, in modi superficiali.
Alla fine di questa connivenza, rimane la solitudine della memoria individuale, ed una memoria sociale che impedisce la propria evoluzione.
Provo ad usare in modo diverso lo spazio del lavoro, oltre alle motivazioni economiche, vivendolo pure come una opportunità di scambio, un’occasione ulteriore di comunicazione; un’opportunità in cui riconoscermi e conoscere.

E’ con la voce più calda e serena, che mi piacerebbe raccontarvi quello che ascolto e quello che vedo.